Psicoterapia individuale cognitivo comportamentale

Provi emozioni negative? Rabbia, tristezza, colpa? Sono particolarmente intense e durature rispetto alla situazione che le ha provocate?

Tutto questo potrebbe essere il sintomo di un problema emotivo che può essere affrontato proprio con una psicoterapia cognitivo comportamentale.

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Psicoterapia individuale cognitivo comportamentale

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Che cos’è la terapia cognitivo-comportamentale?

La terapia cognitivo-comportamentale è una disciplina scientificamente fondata della psicologia che presuppone l’esistenza di una relazione tra comportamenti, pensieri ed emozioni di ogni persona. Tale approccio sottolinea come la comparsa dei nostri problemi emotivi dipenda da quello che pensiamo e da quello che facciamo nel presente, nel qui e ora. Ciò significa che agendo a livello dei nostri comportamenti e dei nostri pensieri, noi potremmo liberarci dei nostri problemi emotivi.

Attualmente la psicoterapia cognitivo comportamentale è considerata il trattamento d’elezione per tutta una serie di disturbi psicologici per i seguenti motivi:

È pratica e concreta: è orientata a risolvere i problemi concreti dell’individuo nel presente, come ridurre sintomi depressivi, superare fobie o eliminare attacchi di panico.

È a breve termine: si propone come psicoterapia a breve termine, ove possibile; la durata varia di solito dai sei ai dodici mesi. Per i disturbi psicologici più gravi la durata può essere maggiore, a seconda delle casistiche.

È centrata sul presente: questa terapia può ricercare le cause dell’insorgenza dei disturbi dal passato, ma solo al fine di rendere l’individuo consapevole del suo funzionamento. Il trattamento cognitivo-comportamentale è, tuttavia, perlopiù orientato ad attivare risorse e strategie nell’adulto di oggi promuovendo cambiamenti nel presente.

È scientificamente fondata: numerosi studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia della psicoterapia cognitivo-comportamentale nel trattare svariati disturbi psicologici, come depressione e disturbi d’ansia, e nel ridurre le ricadute.

È attiva e collaborativa: questa terapia prevede un lavoro collaborativo tra paziente e terapeuta, in cui il terapeuta informa il paziente sul suo disturbo e sulle strategie che possiamo utilizzare per superarlo e il paziente, dal canto suo, mette in pratica tali strategie nella vita quotidiana, svolgendo dei compiti assegnati dal terapeuta.

Quali sono i disturbi trattati dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale?

La letteratura scientifica ci dice che i disturbi per i quali la terapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata efficace nella diagnosi e nella cura sono:

Depressione: sentimenti di profonda tristezza e colpa, tendenza all’isolamento e al ritiro sociale, apatia, alterazione del sonno e dell’appetito, perdita di interesse per attività precedentemente considerate come piacevoli.

Ansia generalizzata: costante stato d’ansia, anche in riferimento a piccole cose, con anticipazione negativa e pessimistica degli eventi; i sintomi sono irritabilità, sudorazione, tachicardia, irrequietezza, affaticabilità, tensione muscolare, vuoti di memoria, ecc.

Fobia: paura marcata e persistente per oggetti o situazioni specifici (es., aghi, cani, altezze, trasporti pubblici) che la persona evita attivamente o sopporta con estrema ansia e disagio.

Attacchi di panico: episodi improvvisi di intensa paura accompagnati da sintomi somatici quali palpitazioni, sudorazione, tremori, brividi, dolori al petto, vampate di calore, nausea, senso di sbandamento, sensazione di soffocamento, ecc.

Ipocondria: paura di essere affetti da una grave malattia, nonostante le rassicurazioni mediche, che conduce l’individuo a ripetute visite mediche, frequenti esami diagnostici o richiesta di ulteriori pareri clinici.

Ossessioni e compulsioni: immagini, pensieri o impulsi ricorrenti che generano forte ansia (ossessioni), tanto da condurre la persona ad attivare azioni ripetitive materiali o mentali (compulsioni).

Ansia sociale: paura di agire in modo imbarazzante di fronte agli altri e di ricevere giudizi negativi; molteplici attività sociali vengono evitate come bere o mangiare in pubblico o tenere un discorso davanti ad altre persone.

Insonnia e altri problemi di sonno: percezione del proprio sonno come insufficiente o insoddisfacente; escluse patologie organiche, la persona ha difficoltà ad addormentarsi, a risvegliarsi o a mantenere il proprio sonno.

Disfunzioni sessuali: anomalie nel processo di risposta sessuale o dolore associato al rapporto sessuale.

Disturbi del comportamento alimentare: comportamenti finalizzati al controllo del peso che inficiano la salute fisica della persona uniti ad abitudini alimentari malsane e convinzioni distorte sulla forma del corpo.

Disturbo da stress post-traumatico: dopo aver assistito ad un evento traumatico, la persona rivive l’evento nel presente (immagini, incubi, flashback, pensieri), mostra un’iperattivazione fisiologica (difficoltà nel sonno, ipervigilanza, difficoltà di concentrazione,…) ed evita gli stimoli associati al trauma.

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