Diagnosi e certificazione

Il centro KON-TE ha ottenuto dalla Regione Toscana l’accreditamento istituzionale ed è autorizzato a fare diagnosi valida ai sensi di legge per tutti i disturbi dell’età evolutiva.

Doposcuola

Aperto ai ragazzi dagli 8 ai 18 anni è specialistico per alunni con DSAp o BES. Non è importante “finire i compiti” ma…

Corsi pre/post parto

La chiamano “dolce attesa” ma spesso può nascondere dubbi, ansie e emozioni inaspettate e…

Centro KonTe: tre sedi, un centro unico

Il centro Konte è una realtà presente sul territorio con le sedi di Santa Croce sull’Arno, Sovigliana e Porcari che aiuta bambini, adulti e famiglie nei piccoli e grandi problemi della crescita e dello stare insieme.

Il centro KonTe è accreditato dalla Regione Toscana. Ci occupiamo di Diagnosi, certificazione e trattamento di DSAP, DHD, disturbi del linguaggio e neuromotori, relazioni per sindromi, psicopatologie e di tutti i serivizi utili alle famiglie come centri estivi, doposcuola, spazio gioco.

La storia del centro KonTe

C’era una volta… no, questa storia inizia oggi, anzi ieri, forse domani…

La storia del centro KonTe è la storia di un viaggio immaginario, con un treno speciale, una storia che può diventare la storia di ciascuno di noi, che lascia una traccia in chi la vive e la osserva, una scia luminosa che parte da un biglietto dorato, capace di illuminare un paesaggio sbiadito, addirittura in bianco e nero, che si trova dentro o fuori ognuno di noi, poco importa…

Tutto ha inizio in un museo di treni storici, testimoni di viaggi e destinazioni sconosciute, dove un bambino in visita con la famiglia, improvvisamente è attratto da uno di quei treni. 

Appena lo vede avverte un tuffo al cuore, si avvicina, si sente costretto a salire. Il treno e’ ormai in disuso, i colori sono sbiaditi… Sale i gradini, apre la porta e … I sedili … il profumo … sono un’esperienza che riconosce. Si avvicina ad uno dei sedili, intrufola la mano e lo trova! Ecco il biglietto dorato che forse cercava e dal quale era attratto.

Lo osserva, non sa cosa pensare e in quel momento la mano di suo padre si posa su quel biglietto e sul viso traspare un’intensa emozione che lo spinge a raccontare e condividere con la sua famiglia la più bella, ma anche impegnativa esperienza della sua vita.

In viaggio… KonTe

Tanti anni fa, quando avevo più o meno la tua età, vivevo con i miei genitori, nonno Augusto e nonna Rosina, in un piccolo paesino, su una collina, tra l’immensità degli oliveti e le siepi di ginestra.
Era per me un brutto periodo, da ogni angolo della mia vita mi voltassi. A scuola, in famiglia, con gli amici era tutto un disastro. Mi sentivo solo e trascorrevo le giornate davanti alla finestra della mia camera, guardando quel libro di storia che, in realtà, non vedevo proprio.
Improvvisamente, un pomeriggio d’inverno mentre stavo osservando, con lo sguardo assente, il paesaggio spoglio ed infreddolito, un venticello strano dette inizio ad un volteggìo, non di foglie, ma di bigliettini stranamente luminosi e dorati. Aprii di scatto la finestra e uno dei bigliettini mi si appiccicò sul naso.

Lo presi in mano e lessi:
Biglietto di sola andata, 
finché la meta non avrai trovata, 
il treno è in partenza, 
puoi salire se hai urgenza, 
esplorare aggiunge valore 
sperimenta il coraggio ed acquisti il sapore 
questo e’ un viaggio multicolore 
con il corpo, la mente, il cuore. 

Sembrava un invito! Nello stesso istante udii il fischio di un treno vicino, forse in paese, per strada o forse in giardino. Mi precipitai fuori, volevo vedere dov’era e dentro di me speravo di poter prendere quel treno e non tornare più.
Arrivò sferragliando con la sua locomotiva a vapore; ogni vagone aveva un colore diverso e dall’interno una grande luce illuminava quel grigio pomeriggio invernale. Il treno si fermò davanti alla mia casa, le porte si aprirono e dall’interno giunsero voci chiassose e un buon profumo di dolci, specialmente di croccante, come quello buono della fiera.
Guardai il mio biglietto dorato e notai il nome che luccicava sulla fiancata del treno “KON-TE”. Era quello. Avevo il biglietto!
Guardai la casa e pensai che la mia famiglia, per un po’, poteva fare a meno di me e, magari, al mio ritorno tutto sarebbe cambiato.
Mentre ero immerso in questi pensieri si aprì la porta ed io, attratto, iniziai a salire i gradini e, appena sopra, le porte si richiusero e il treno ripartì.
Mi fermai all’ingresso della prima carrozza e subito fui investito da una serie di odori indefiniti; odore acre di fumo che si mischiava con uno intensamente più dolce, quasi mielato. Ma ciò che più mi colpì furono una serie di rumori indistinti, come un brusio di voci e porte che sbattevano…questo treno sembrava vivo. All’improvviso la scritta sul soffitto attirò la mia attenzione e cominciai a leggere:
“Ecco un cantastorie che tra suoni e canzoni, 
sballo, risate e strane sensazioni 
ti fa capir che stare insieme arricchisce il pensiero 
e che un buon amico è un tesoro davvero.” 

Realizzai d’un tratto quanto fossi solo in quel momento, e che quella solitudine già da tempo faceva parte di me e del mio mondo. Mi affacciai dal finestrino solo per vedere tutto il mio mondo che si stava allontanando e fui invaso da un misto di tristezza, curiosità e speranza. Entrai nella carrozza e rimasi deluso perché era una stanza completamente bianca e vuota, non mi diceva
proprio nulla, avrei preferito fosse nera per potermi rifugiare se qualcosa non fosse andato bene, proprio come facevo frequentemente in questo ultimo periodo a casa. Senza più voglia di continuare e pentito di aver fatto la scelta di salire, decisi di fermarmi lì per quella notte, senza proseguire. Allora mi affacciai ai finestrini e vidi il paesaggio che scorreva, la notte che pian piano scendeva e mi ritrovai a pensare dove potevano essere i miei genitori…con quel pensiero mi addormentai.

La mattina fui svegliato da qualcuno che bussava alla porta del mio scompartimento. Fuori il paesaggio scorreva lento ed io, con un po’ di timore, andai ad aprire e mi trovai di fronte ad un uomo alto, dal viso simpatico, con grandi mani ed un buon profumo di dopobarba. Mi disse che era il controllore di quel treno e che, per qualsiasi bisogno, avrei potuto chiedere a lui. Aggiunse che su quel treno c’erano tante persone simpatiche, bambini e ragazzi che erano già saliti prima di me e altrettanti che sarebbero saliti lungo il percorso. Mi avvisò che durante questo meraviglioso viaggio il treno avrebbe potuto avere qualche scossone o brusca fermata, ma che lui e tutto l’equipaggio sarebbero stati presenti per qualsiasi bisogno. Mi invitò, infine, a scoprire l’altra parte del treno e se ne andò.

Mi affacciai di nuovo al finestrino e vidi scorrere il mondo, davanti ai miei occhi… quanti ricordi, emozioni, pensieri belli e brutti. Ad un certo punto il treno attraversò un bosco con alti pini, dove un ruscello attraversava la pianura, scendeva impervio dalla montagna vicina e si tuffava tra rapide e cascatelle in un laghetto tranquillo e cristallino. Quel ruscello trovava ostacoli nel suo andare, proprio come quando è difficile parlare, comunicare, farsi capire soprattutto da chi non ti comprende. Vai veloce, ti fermi, provi a tornare indietro, cerchi di spiegare di nuovo… poi improvvisamente tutto sembra tornare alla normalità.
Allora riesci a parlare e ti capiscono e si conclude la via sconnessa proprio come quel ruscello che trova pace nel laghetto.

Improvvisamente dal finestrino spuntarono i palazzi e mi resi conto che il treno stava attraversando una
città. Mi apparvero i muretti che costeggiavano la ferrovia e alcuni bambini e ragazzi, di ogni razza, di ogni colore ed età, che disegnavano e scrivevano su quei muretti dando un colore ed un’allegria magica a tutto quel grigiore che faceva da cornice alla loro quotidianità. Vedevo scritte di tutti i tipi i tipi: TI AMO, W LA PACE, CIAO, nomi di donne e uomini, disegni molte volte non comprensibili, ma bellissimi e frutto di fantasia, istinto, cuore e in tutte le lingue e i modi di scrivere. Eppure tutti sembravano capirsi e sentirsi uniti, con i piccoli che aiutavano i grandi, in uno scambio di amicizia e affetto. Che atmosfera meravigliosa!
In lontananza scorsi un altro paesaggio, con persone molto agitate, che sembravano discutere animatamente, con le braccia sbattute contro il cielo, i visi trasfigurati dalla rabbia, le voci taglienti ed impetuose. Mi venne in mente l’immagine di un vulcano in eruzione. Le persone sono un po’ come lui, per anni borbottano silenziose dentro sé, sembrano dormienti e poi improvvisamente esplodono e le loro emozioni fuoriescono da loro come lava incandescente che tutto invade e brucia. Ma quanto si semplifica l’esistenza quando gli uomini sanno ascoltarsi, cercano di comprendersi, parlano e si confrontano. Allora tutto diventa più facile e non ci sono improvvise esplosioni, ma solo piccoli sussulti naturali.
Ero così immerso in questi pensieri quando ad un tratto vidi spuntare il mare all’orizzonte, con il sole che vi si stava tuffando dentro, segno che la giornata volgeva al termine. Il mio amato mare…com’è bello nuotare, lasciarsi cullare dall’acqua fresca che scorre addosso, perdersi nel suo immenso azzurro. Ma che paura quando nei giorni di burrasca le onde rabbiose sbattono sugli scogli, impetuose o quanta tristezza mi assale, quando il cielo grigio sembra che pianga sopra di lui. Questo mare assomiglia un po’ a tutte le emozioni che sono dentro di me; sono così tante e spesso sbattono le une contro le altre. Quando arriva l’onda delle emozioni che porta con sé mille pensieri,mi sento soffocare e sbattere di qua e di là, poi quando l’onda si ritira, mi sento mancare la terra sotto i piedi…tremo! Poi lentamente torna a splendere il sereno dentro di me, allora mi faccio cullare dolcemente da infinite sensazioni piacevoli. Quanto è difficile riuscire a capirmi, a non affogare dentro me stesso!
Era quasi notte quando la porta del corridoio si aprì ed apparve il capotreno che mi guardò per un lungo istante negli occhi. Fu solo allora che mi chiese se il viaggio mi era piaciuto e se fossi stato pronto a scendere.
Senza pensarci un attimo, scossi la testa e gli risposi che ero pronto!
Il viaggio a bordo di quel treno mi aveva dato forza, serenità e sicurezza da tempo perdute; potevo tornare al mio mondo…in un modo tutto nuovo.”

Quando il babbo ebbe terminato il racconto, il bambino si scosse da quella sensazione di benessere che l’aveva pervaso fin dall’inizio e gli disse: “Bravo babbo, sei stato davvero coraggioso, sono fiero di te!”

Poi con un ultimo sguardo all’indietro, si avviarono insieme verso casa, con il biglietto ormai sbiadito tra le mani, simbolo di una storia che continua…

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